Recommendations for the appropriate use of anti-TNFα therapy in patients with psoriatic arthritis

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C. Salvarani *
I. Olivieri
F. Cantini
A. Marchesoni
L. Punzi
R. Scarpa
M. Matucci Cerinic
(*) Corresponding Author:
C. Salvarani | office@pagepress.org

Abstract

L’artrite psoriasica (AP) è sempre stata considerata una malattia più lieve dell’artrite reumatoide (AR) e ad evoluzione non invalidante. Studi recenti hanno invece dimostrato che circa il 40% dei pazienti ha una malattia erosiva con sviluppo di deformità (1, 2). Similmente all’AR, una terapia aggressiva con uno o più farmaci di fondo nelle fasi iniziali potrebbe ostacolare la progressione del danno articolare. Inoltre, diversamente dall’AR, la AP può interessare anche lo scheletro assiale dove può dare limitazione funzionale e deformità simili a quelle della spondilite anchilosante (SA). Il trattamento iniziale dell’AP prevede l’uso dei farmaci anti-infiammatori nonsteroidei (FANS) e delle infiltrazioni locali di steroidi. I farmaci di fondo sono riservati alle forme resistenti e destruenti. Methotrexate (MTX), sulfasalazina (SSZ) e ciclosporina (CsA) sono i farmaci di fondo più frequentemente utilizzati, anche se non vi sono studi controllati che abbiano dimostrato la loro capacità di bloccare l’evoluzione erosiva dell’artrite periferica (3-8). Per quanto riguarda l’interessamento assiale tali farmaci non sono in grado di controllare i sintomi quali dolore e rigidità mattutina (5). Recentemente una nuova classe di farmaci, in grado di bloccare il tumor necrosis factor TNF (anti- TNF), si è dimostrata efficace nel rallentare l’evolutività erosiva nella AR e nel controllare i sintomi della SA (9, 10)...

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